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Abusi sui minori compiuti in rete: nessuna distinzione tra mondo virtuale e quello reale ai fini della pena da infliggere

Scritto da Family Smile - mercoledì, 6 maggio, 2015

Per gli abusi virtuali sui minori, stesse pene inflitte nella vita reale e non l’attenuante prevista per i casi di minore gravità, solo per il fatto di svolgersi senza contatto fisico con la vittima. Lo ha affermato la Cassazione con la sentenza 16616/2015.

Per gli abusi virtuali sui minori stesse pene inflitte nella vita reale

La Cassazione con la sentenza 16616/2015 respingendo il ricorso di un cinquantenne campano accusato di abusi su una bambina di nove anni mediante l’utilizzo di social network e collegamento in videochiamata, ha affermato che le condotte poste in essere tramite “comunicazione telematica” non possono considerarsi, per il solo fatto di svolgersi in assenza di contatto fisico con la vittima, di minore lesività della sfera psichica del minore tali da poter rendere applicabile l’attenuante prevista per i casi di minore gravità.

Oggi, infatti – aggiungono i Supremi giudici – “lo strumento telematico è diventato di uso comune anche per i minori”. “Si usa il computer, il tablet, lo smartphone, per raggiungere gli amici, ma anche per studiare, per giocare, per tenersi informati. I social network, – denunciano i supremi giudici – che piaccia o no, costituiscono una forma di socializzazione che si è affiancata, quando non li ha patologicamente sostituiti, ai tradizionali strumenti con cui si allacciavano e si intrattenevano i rapporti interpersonali”.

“La violenza che arriva attraverso il computer, raggiungendo, ad esempio, il bambino all’ora in cui è nella propria stanza a giocare con gli amichetti, può essere anche più subdola e pericolosa di quella cui può essere esposto a scuola, in palestra, per strada o tra la gente. In tali ultimi casi, infatti, – analizza la Suprema Corte – un bambino è sottoposto ad una vigilanza e ad una protezione familiare e sociale che inevitabilmente, invece, si allenta – e può intervenire, come nei casi che ci occupano, solo successivamente ai fatti in un ambito di controllo ‘ex post’ dell’operato dei figli – quando il minore è nel chiuso della sua stanza, apparentemente al sicuro dalle insidie degli estranei”. Ecco che allora, osservano i giudici della Terza sezione penale, “la violenza o gli atti sessuali virtuali con minorenni non sono necessariamente caratterizzati da una minore gravità rispetto a quelli reali”.

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