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Decreto per il risarcimento dei detenuti: dubbi per l’applicazione delle nuove norme ai reati di Stalking e maltrattamenti in famiglia

Scritto da Family Smile - lunedì, 7 luglio, 2014

Dal 28 giugno 2014, sono in vigore le nuove disposizioni in materia di rimedi risarcitori in favore di detenuti e internati, contenute nel Decreto Legge 92/2014, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 27 giugno 2014. 

Una norma sostanzialmente corretta nel suo principio ispiratore rischia, tuttavia di vanificare l’efficacia dei provvedimenti adottabili dal giudice nei casi di commissione dei reati di maltrattamento in famiglia e stalking. Dal 28 giugno, salvo modifiche successive, il decreto per il risarcimento dei detenuti, prevede che la custodia cautelare in carcere sia ammessa solo laddove il giudice ritenga che, all’esito del giudizio, la pena detentiva sarà superiore ai tre anni. Una logica in linea con un corretto uso della custodia cautelare in carcere, ma che lascia un potere discrezionale forse troppo ampio al giudice che rischia di creare, disparità di trattamento per situazioni simili.
I dubbi maggiori sorgono, tuttavia, per alcuni tipi di reati, quali lo stalking o i maltrattamenti in famiglia, che per le modalità di commissione degli atti delittuosi necessitano di misure particolari che allontanino il reo dalla sfera privata della vittima, come l’abitazione o i luoghi di lavoro. Quest’ultima poi, se non può contare su una protezione di questo tipo da parte della giustizia, sarà oltremodo dissuasa dal presentare denuncia essendo i tempi ed i modi processuali assolutamente in contrasto con la necessaria e tempestiva richiesta di protezione della vittima. Uno stalker o un familiare che maltratta non possono essere lasciati liberi di circolare intorno alla vita della persona offesa.
Ci si augura che in Commissione Giustizia, si possano apportare le opportune modifiche che consentano di differenziare questo tipo di reati, anche se alcune voci autorevoli del mondo accademico chiedono di attendere una concreta applicazione della norma da parte dei tribunali prima di effettuare un bilancio sulla reale portata di questa riforma. Posizione dalla quale si dissente in maniera totale poiché in materia di violenza contro i bambini e le donne questi non possono essere considerati delle cavie per una seppur legittima esigenza di svuotare le carceri o ragioni di altro tipo. Del resto le preoccupazioni sollevate da alcune parti della magistratura chiedono a gran voce una revisione della norma per gli effetti nefasti che potrebbe determinare.

Avv. Andrea Catizone

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