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Dislessia: forme di flessibilità family-friendly per i genitori che hanno figli con gravi problemi di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico

Dislessia: forme di flessibilità family-friendly per i genitori che hanno figli con gravi problemi di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico

I genitori con figli che hanno problemi di dislessia (DSA) e che frequentano il primo ciclo di istruzione (elementari e medie), hanno il diritto di poter conciliare in modo proficuo vita lavorativa e familiare, attraverso forme di flessibilità family-friendly. Se avete dei figli con tali disturbi e volete maggiori informazioni, contattate Family Smile. I nostri esperti seguiranno la vostra situazione con professionalità a prezzi convenienti. Family Smile è raggiungibile telefonicamente al numero 06.3217380 oppure inviando una email a info@familysmile.it, o semplicemente cliccando sulla casella contatti

Il nostro ordinamento, allo scopo di garantire il diritto all’istruzione e favorire il successo formativo degli alunni con gravi problemi di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico, ha affrontato tale problematica in maniera ampia ed articolata.
L’iter che ha portato al riconoscimento normativo dei DSA è stato molto lungo e complesso fino ad arrivare alla Legge 170/2010 e al successivo Decreto Ministeriale 12 luglio 2011 che ha messo a punto anche le “Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con Disturbi specifici di apprendimento”. Con la legge 170/2010 “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico” infatti, “la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia” sono stati riconosciuti quali disturbi specifici di apprendimento, mirando soprattutto a “sensibilizzare i genitori nei confronti delle problematiche legate ai DSA”(articolo 2) e prevedendo sia “misure educative e didattiche di supporto” per gli alunni che presentino tali disturbi (articolo 5), sia “misure per i familiari” (articolo 6). Si tratta, quindi, di disposizioni che intendono tutelare il diritto degli alunni ad una più accurata assistenza e, nello stesso tempo, anche il diritto dei familiari ad usufruire di orari di lavoro flessibili. Infatti, i DSA incidono sul part-time, come risulta dalla Circolare n. 9 del 2011 del Dipartimento della Funzione pubblica nella quale, oltre ad essere richiamato l’articolo 6 della legge 170/2010, è anche raccomandato che la “la posizione di questi dipendenti deve essere considerata come assistita sin da subito da una tutela particolare e, quindi, deve essere valutata nell’ambito di quanto già previsto dal citato articolo 7 comma 6 del D.Lgs 165 del 2001 e dai CCNL in ordine alla flessibilità oraria”. Il mancato rispetto dei criteri stabiliti per la concessione del part-time, qualora rientri in uno dei canali preferenziali previsti dalla normativa vigente, include la possibilità per il dipendente leso dalla condotta del datore di lavoro, di chiedere il risarcimento per il danno subito.
La legge 170/2010, inoltre, sottolinea la responsabilità delle scuole di ogni ordine e grado, comprese quelle dell’infanzia, ad “attivare, previa apposita comunicazione alle famiglie interessate, interventi tempestivi, idonei a individuare i casi sospetti di DSA degli studenti” e, a garantire, al soggetto cui viene riconosciuto tale disturbo, un’assistenza che si estenda dalla sfera scolastica a quella privata. Anche se i DSA non sono certificati ai sensi della Legge 104/1992 e non comportano, in ambito scolastico, per gli studenti la presenza di un insegnante di sostegno, il nostro ordinamento, allo scopo di tutelarne il diritto allo studio, focalizza l’attenzione, non solo sull’adozione di una didattica individualizzata e personalizzata, sull’utilizzo di strumenti compensativi e misure dispensative, su adeguate forme di verifica e valutazione, ma rinforza le misure di supporto a vantaggio di tali alunni anche nella sfera privata. Infatti, come abbiamo già detto, le famiglie degli alunni del primo grado di istruzione hanno diritto a poter beneficiare nel lavoro, di forme di flessibilità oraria per garantire ai figli un’assistenza extrascolastica.

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