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Incontri e rapporti tra padre e figlio: non possono essere imposti dalla sentenza di separazione quando il minore è un adolescente

Scritto da Family Smile - mercoledì, 19 ottobre, 2016

Separazioni e divorzi seguono spesso a difficoltà relazionali tra i membri della famiglia con rotture non sempre facili da recuperare o, comunque, non certo risolvibili attraverso incontri obbligati; da questo principio prende spunto la sentenza 20107/2016 pronunciata dalla Corte di cassazione.

Separazione: i rapporti tra padre e figlio adolescente non possono essere imposti dalla decisione del giudice

Nel caso esaminato dalla Corte di cassazione con la sentenza 20107/2016, la figlia quindicenne non rispettava gli incontro previsti dal provvedimento emesso dall’Autorità giudiziaria a seguito del divorzio dei genitori, perché troppo amareggiata dai comportamenti tenuti dal padre negli anni precedenti determinando, così, quest’ultimo ad adire la Corte al fine di ottenere un provvedimento favorevole che imponesse alla ragazza tale rispetto. Al contrario la Corte interveniva rimettendo all’adolescente le modalità e i tempi idonei a ricostruire il rapporto perso con il padre, secondo le sue necessità seppur in contrasto con le disposizioni contenute nella sentenza di separazione. La sentenza indicata con tale statuizione, rispecchia le indicazioni della Corte Europea dei diritti dell’uomo. Invero, seppur in sintonia con le indicazioni provenienti da tale istituzione, al diritto del figlio di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori (articolo 337ter comma 1 c.c.) deve specularmente riconoscerci anche il diritto di ciascun genitore al mantenimento di rapporti effettivi con i figli affinché il principio della bigenitorialità trovi concreta ed effettiva attuazione. Inoltre, l’individuazione delle concrete modalità di esercizio del predetto diritto del genitore deve avvenire avendo sempre come parametro principale di riferimento l’interesse superiore del minore e non può prescindere dalla considerazione delle specifiche circostanze del caso concreto. In particolare, come la stessa Corte di Strasburgo ha avuto modo di precisare, la coercizione per il raggiungimento dell’obiettivo di mantenimento del legame familiare, deve essere utilizzata con estrema prudenza e misura e deve tenere conto degli interessi, dei diritti e delle libertà delle persone coinvolte e in particolare dell’interesse superiore del minore.

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