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La convivente non può essere cacciata di casa né paragonata ad un ospite

Scritto da Family Smile - lunedì, 7 aprile, 2014

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Pur mancando una legislazione vera e propria che disciplini le coppie di fatto, ormai da qualche tempo la giurisprudenza della Corte di cassazione si sta pronunciando in materia di tutela dei diritti nell’ambito dei rapporti di convivenza su diversi aspetti.
L’ultima sentenza è di questi giorni (la n. 7/2014) e la Corte ha stabilito che la convivente non può essere paragonata ad un ospite, quindi, anche se il suo compagno è malato e ricoverato in ospedale da lungo tempo, non può essere cacciata da casa dal fratello di lui proprietario dell’immobile.
Insomma la convivente ha diritto a restare in casa perché, anche se il compagno è lontano dall’abitazione molto a lungo per motivi di salute, il loro vincolo di convivenza non viene meno. La malattia, infatti, è una situazione transitoria che può risolversi con il tempo e che non interrompe il vincolo di convivenza tra la coppia.
Solo nel caso di morte del compagno, il convivente, che abita nella casa di proprietà di un parente del compagno, è tenuto a lasciare l’abitazione, ma sempre con un congruo preavviso.
Nel caso concreto la coppia viveva in una casa che il fratello di lui aveva concesso in comodato gratuito, l’uomo ebbe un incidente con gravi conseguenze che lo costrinsero per lungo tempo in ospedale ed il fratello, proprietario dell’appartamento, decise di entrare in casa, cambiare la serratura e cacciare la compagna.
La questione finita in Tribunale ebbe come primo esito la negazione del diritto a restare nell’abitazione per la donna.
La Cassazione ha poi ribaltato il verdetto dando ragione alla convivente e sottolineando il significativo valore sociale “che ha ormai assunto per l’ordinamento la famiglia di fatto”.
“La convivenza more uxorio – si legge in sentenza – quale forma sociale che dà vita ad un autentico consorzio familiare” comporta un potere di fatto sulla casa in cui la coppia ha programmato una vita in comune. Questo potere di fatto si basa “su di un interesse proprio del convivente ben diverso da quello derivante da ragioni di pura ospitalità, tale da assumere i connotati tipici di una detenzione qualificata”.
Proprio per questo non può essere mai considerata legittima un’estromissione violenta dalla casa della coppia di fatto.

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