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La convivenza tra marito e moglie per più di 3 anni, impedisce il riconoscimento, da parte dello Stato italiano, della sentenza ecclesiastica di nullità delle nozze

Scritto da Family Smile - lunedì, 28 luglio, 2014

Stop alle richieste di annullamento di matrimoni davanti alla Sacra Rota se la convivenza coniugale si è protratta per oltre tre anni. Infatti, se marito e moglie hanno vissuto come tali per almeno tre anni, la sentenza ecclesiastica di nullità del loro matrimonio non ha effetti per lo Stato italiano, perché entrerebbe in contrasto con le norme costituzionali, convenzionali e ordinarie, di “ordine pubblico interno”. E’ quanto stabilito dalla Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza 16379/2014.
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Il contrasto giurisprudenziale sorto tra i giudici della Cassazione, e rimesso alle Sezioni unite, consisteva nello stabilire “se la sentenza canonica di nullità del matrimonio, pronunciata dal tribunale ecclesiastico, potesse essere dichiarata efficace nella Repubblica italiana oppure no, per violazione dell’ordine pubblico interno – nel caso di convivenza tra i coniugi protrattasi per un certo periodo di tempo”. Le Sezioni unite con la sentenza 16379/2014, hanno risolto tale contrasto specificando e chiarendo il significato di “convivenza come coniugi” affermando che in base alle norme della nostra Costituzione, di quelle delle Carte Europee dei diritti (art. 8, paragrafo 1, della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, art. 7 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea), come interpretate dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo, e quelle del nostro Codice civile, la convivenza “come coniugi” deve intendersi “quale elemento essenziale del “matrimonio–rapporto”, che si manifesta come consuetudine di vita coniugale comune, stabile e continua nel tempo, ed esteriormente riconoscibile attraverso corrispondenti, specifici fatti e comportamenti dei coniugi, e quale fonte di una pluralità di diritti inviolabili, di doveri inderogabili, di responsabilità anche genitoriali in presenza di figli, di aspettative legittime e di legittimi affidamenti degli stessi coniugi e dei figli, sia come singoli sia nelle reciproche relazioni familiari”. Da questa interpretazione i Supremi giudici hanno enunciato il principio di diritto secondo il quale “in tal modo intesa, la convivenza “come coniugi”, protrattasi per almeno tre anni dalla data di celebrazione del matrimonio “concordatario” regolarmente trascritto, è costitutiva di una situazione giuridica disciplinata da norme costituzionali, convenzionali ed ordinarie, di “ordine pubblico italiano” e, pertanto, è ostativa alla dichiarazione di efficacia nella Repubblica Italiana delle sentenze definitive di nullità di matrimonio pronunciate dai tribunali ecclesiastici, per qualsiasi vizio genetico del matrimonio accertato e dichiarato dal giudice ecclesiastico nell’ordine canonico nonostante la sussistenza di detta convivenza coniugale”.

 

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