Legge sulla procreazione medicalmente assistita|Family Smile
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La legge sulla procreazione medicalmente assistita (legge 40/2004) tutela nella stessa maniera tutti coloro che vogliono un figlio?

La legge sulla procreazione medicalmente assistita (legge 40/2004) tutela nella stessa maniera tutti coloro che vogliono un figlio?

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Principio di eguaglianza tra coppie, diritto a farsi una famiglia, diritto della coppia a un figlio sano e diritto alla salute: sono solo alcuni dei diritti fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione e violati dalla legge sulla Procreazione medicalmente assistita (PMA). Una legge, che in dieci anni dalla sua entrata in vigore (il 19 febbraio 2004; mentre  oggi  24 febbraio ricorrono i dieci anni dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 45) è finita sotto processo ben 28 volte: il suo testo è stato persino modificato dalla Corte costituzionale nel 2009, mentre i vari interventi dei giudici nazionali e non, come quelli della Corte europea dei Diritti dell’uomo, ne hanno ridefinito la corretta interpretazione. La Corte di Strasburgo, infatti, ha condannato l’Italia per violazione di alcuni diritti della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), come il diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8) e il divieto di discriminazione (articolo 14). In questo decennio, dunque, i ricorsi di tante coppie hanno messo in luce le lacune delle norme sulla Procreazione medicalmente assistita. E così alcune sentenze ne hanno demolito l’impianto, perché in contraddizione con la reale possibilità di procreare e in contrasto, appunto, con diritti costituzionali.

I primi divieti sono stati abbattuti circa cinque anni fa dalla Corte costituzionale (sentenza 151/2009), che ha rimosso il divieto di produzioni di più di tre embrioni e l’obbligo di contemporaneo impianto di tutti gli embrioni prodotti.
Altri tre divieti, più precisamente: il divieto di fecondazione eterologa (cioè la possibilità per una coppia di usare ovociti o liquido seminale di estranei), quello di utilizzo degli embrioni per la ricerca scientifica e quello di accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita con indagine pre-impianto per le coppie fertili portatrici di malattie geneticamente trasmissibili, sono stati rimessi davanti alla Corte costituzionale che l’8 aprile prossimo, si pronuncerà sui primi due, mentre il terzo è in attesa di udienza.

In realtà per quest’ultimo divieto e cioè il divieto alle coppie fertili ma portatrici di malattie geneticamente trasmissibili, di accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita con indagine pre-impianto – attualmente concessa dalla legge 40/2004 solo alle coppie infertili – il Tribunale di Roma lo scorso settembre, applicando i principi sanciti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso Costa e Pavan c./Italia, aveva dato il via libera alla diagnosi pre-impianto, in un ospedale pubblico della Capitale, a una coppia fertile di portatori sani di fibrosi cistica che voleva fare ricorso alla fecondazione assistita, con trasferimento in utero alla signora previo esame clinico e diagnostico degli embrioni creati tramite fecondazione in vitro, solo di quelli sani. La Corte di Strasburgo, infatti, qualche mese prima aveva rilevato l’irragionevolezza del divieto imposto dall’articolo 4 legge 40/2004 alle coppie fertili ma portatrici di malattie ereditarie con conseguente rischio di trasmissione al concepito, ad accedere alla Pma e in particolar modo alla tecnica della fecondazione in vitro con selezione degli embrioni attraverso la diagnosi pre-impianto, laddove invece l’ordinamento italiano permette di ricorrere all’aborto terapeutico.
Il 14 gennaio scorso, infine, sempre il Tribunale di Roma con un’ordinanza, ha sollevato il dubbio di costituzionalità davanti alla Consulta per violazione dei seguenti diritti fondamentali costituzionalmente garantiti:
il principio di uguaglianza (articolo 3 della Costituzione) tra chi è infertile con malattie genetiche e può sottoporsi a PMA con indagine pre-impianto e chi è fertile e portatore di malattie genetiche che a causa della legge 40 non può effettuare tali indagini e evitare così un aborto.
I diritti inviolabili tra i quali vi rientrerebbero anche il diritto della coppia a un figlio sano e il diritto di autodeterminazione nelle scelte procreative (l’articolo 2 della Costituzione)
Il diritto alla salute sotto il profilo della tutela della salute della donna (l’articolo 32 della Costituzione)
L’articolo 117 comma 1 Costituzione in relazione agli articoli 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) e 14 (divieto di discriminazione) della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU).

Insomma, una legge che in questi giorni ha compiuto 10 anni ma che è quasi del tutto smantellata.
Ora, quindi, non ci resta che attendere nuovamente la Corte costituzionale…

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