La scuola, luogo di aggregazione e non di discriminazione
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La scuola: un luogo di aggregazione e non di discriminazione

La scuola, luogo di aggregazione e non di discrimanazione

La scuola: un luogo di aggregazione e non di discriminazione

La scuola è un luogo di aggregazione dove non deve esistere nessun tipo di differenza sociale, di razza o di religione. Il caso dei bambini discriminati nella scuola parificata di Cagliari, è lo spunto che ha portato l’Avv. Andrea Catizone, Presidente di Family Smile, a ragionare su una norma costituzionale che “nessuno” deve e dovrà mai dimenticare: “La scuola è aperta a tutti”.

La scuola, luogo di aggregazione per tutti i ragazzi senza nessuna distinzione

“La scuola è aperta a tutti”: un precetto potente nella sua formulazione semplice, granitica e lineare pensato quasi 70 anni fa ed inserito nell’articolo 34 Costituzione. Forse, in ragione della sua ovvietà,  molti ignorano la sua collocazione nella legge delle leggi.  Certo è che il caso dei bambini discriminati nella scuola parificata di Cagliari ne consiglia una rilettura, anche in rapporto ad altre norme fondamentali di rango costituzionale, ma anche alla luce dei principi di buon senso che, pur non essendo prescrittivi, sono altrettanto decisivi nella determinazione della qualità di sviluppo di una Comunità. E’ successo in una scuola privata, gestita da religiose, che due bambini orfani di origine africana, sulla scorta di proteste da parte dei genitori di bambini italiani, venivano indirizzati in bagni separati da quelli di tutti gli altri e spesso lasciati soli durante l’orario di ricreazione. La ragione a sostegno di questa discriminazione sarebbe quella di voler evitare la trasmissione di malattie ai bambini sardi; idea peraltro maldestra dato che i bimbi africani,  a causa delle sciagure vissute, sono stati certamente controllati dalla testa ai piedi da parte delle autorità sanitarie italiane che hanno, indubbiamente, certificato la sussistenza delle condizioni di salute che ne consentivano la scolarizzazione. Assecondando le richieste dei genitori paganti della scuola privata anche le religiose hanno infranto le regole giuridiche, morali e religiose violando diritti fondamentali ed indisponibili di ogni essere umano, ancora più fondamentali trattandosi di bambini già sottoposti a prove durissime dalla vita. Ciò che maggiormente ferisce in questa grave vicenda è la coralità dell’atto discriminatorio e di razzismo e la, pur tormentata, decisione di dargli seguito da parte di chi dovrebbe diffondere il grande sentimento della fratellanza e dell’amore per il prossimo nei confronti di minori indifesi. Pensare di relegare in un angolo il diverso o il percepito diverso, come rimedio per raggiungere la salvezza, la purezza, l’integrità assoluta della propria esistenza fa parte di una visione che si pone contro ogni idea elementare di società. Questo è stato il principio criminale su cui si sono fondate società basate sull’apartheid” e sulla presunzione di superiorità di una razza sull’altra. Nel Sudafrica razzista i bagni erano separati, così come le scuole, i posti sugli autobus, e ogni servizio pubblico.

Una comunità sociale è per definizione un agglomerato di diversità e fa parte dell’essere umano connotarsi per la propria unicità. Sono proprio queste unicità che convivono e che si arricchiscono attraverso le contaminazioni reciproche ad ispirare il grande principio di uguaglianza dinanzi alla legge, articolo 3 Costituzione e, in questo caso anche davanti a Dio, trattandosi di una scuola cattolica, di tutti gli uomini e le donne del mondo e soprattutto delle bambine e dei bambini del mondo. E non c’è denaro che possa comprare questo diritto in nessun parte della mondo o che possa convincerci a non rispettare chi, di volta in volta, incontriamo sulla nostra strada. Vi sono prima di tutto comprovate ragioni squisitamente giuridiche che mettono in luce l’illegittima decisione dell’istituto scolastico e che per prime debbono essere sollevate in tutti i casi di violazione di diritti fondamentali verso i quali spesso sembra che si voglia più parlare al cuore della gente. Pensare che i propri figli abbiano più diritti di altri bambini contrasta con un ordinamento giuridico come il nostro in cui la libertà di essere se stessi prevale su quella di essere come gli altri. E’ una conquista, non un arretramento, è il trionfo del pluralismo contro l’omologazione.

Si diceva poi che vi sono altre motivazioni che attengono alla sfera del buon senso che, seppur siano altrettanto determinanti nella qualità dei rapporti tra le persone, non possono essere fatti valere davanti a nessuna autorità giurisdizionale che ne vagli l’effettività.  Davanti alla sofferenza di un bambino o di una bambina che ha rischiato la vita e che in quella traversata, non scelta, ha perduto i suoi genitori, la sua famiglia, la sua storia i suoi legami biologici la prima cosa che tutti devono fare è spalancare il cuore e le braccia per restituire a quelle creature innocenti la felicità e la serenità alle quali hanno diritto come bambini prima di tutto.  Amare il proprio prossimo come se stesso è uno straordinario precetto religioso, ma anche di civiltà. Aggiungere dolore al dolore non rafforza le proprie debolezze e non rassicura sul futuro dei propri figli che, potrebbero essere  stranieri e diversi in altri paesi e con altre genti.

Sarebbe bello se l’istituto scolastico organizzasse un momento di incontro con le famiglie che hanno spinto verso questa decisione per comprendere le loro ragioni e cercare momenti di educazione mediante lo studio, per esempio, della cultura di quelle terre lasciate dai nuovi amici dei propri figli. Solo una società e delle istituzioni capaci di riconoscere e fare rispettare i diritti fondamentali di bambini che hanno perduto tutto, loro malgrado, sarà vista da questi futuri adulti come un luogo non ostile e non ingiusto in cui poter vivere serenamente.

Family smile, si occupa di risolvere i conflitti dentro le famiglie e tra le Famiglie ed è sempre attenta ai diritti dei Minori.

Avv. Andrea R. Catizone

Presidente Family Smile

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