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L’eguaglianza tra coniugi esclude l’esistenza del mobbing familiare

Scritto da Family Smile - lunedì, 14 luglio, 2014

E’ inesistenze il mobbing familiare per il principio di eguaglianza morale e giuridica che è ormai alla base del rapporto tra i coniugi. Lo ha chiarito la Cassazione con la sentenza 13983/2014. Se sei vittima di mobbing o violenza domestica, contatta Family Smile, i  nostri esperti sapranno aiutarti a risolvere questo problema. Family Smile è raggiungibile al numero 06.3217380 oppure inviando una email a info@familysmile.it, o semplicemente cliccando sulla casella contatti

La sentenza 13983 del 19 giugno 2014 della Cassazione, segna un importante arresto in materia di mobbing familiare. I Supremi giudici hanno, infatti, precisato la nozione di mobbing e il suo contesto di applicazione, escludendone a priori la riconduzione nel rapporto familiare, improntato, a differenza del passato, al “principio di uguaglianza morale e giuridica” dei coniugi.
Secondo la prima sezione della Suprema corte la condotta di mobbing, intesa come condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico “che si risolve in sistematici e reiterati comportamenti ostili che finiscono per assumere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica, da cui può conseguire la mortificazione morale e l’emarginazione del dipendente” è idonea a fotografare quelle situazioni “patologiche” che si ravvisano in presenza di un dislivello tra antagonisti, dove la vittima cioè è in posizione “di costante inferiorità rispetto ad un’altra – e – ciò spiega perché è con riferimento ai rapporti di lavoro che quella nozione è stata elaborata ed ha avuto applicazione”.
In materia di diritto di famiglia i due coniugi hanno la stessa posizione, non esiste dal punto di vista giuridico un soggetto più debole. Si può parlare di mobbing familiare da un punto di vista sociologico ma non “in ambito giuridico dove assume un rilievo meramente descrittivo, ai soli fini dell’addebito della separazione di cui non modifica la nozione e per cui si richiede pur sempre la rigorosa prova sia del compimento da parte del coniuge di specifici atti consapevolmente contrari ai doveri del matrimonio – quelli tipici previsti dall’articolo 143 c.c. e quelli posti a tutela della personalità individuale di ciascun coniuge in quanto singolo e membro della formazione sociale familiare ex articoli 2 e 29 Costituzione – sia del nesso di causalità tra gli stessi atti e il determinarsi dell’intollerabilità della convivenza o del grave pregiudizio per i figli”.

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