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L’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni e l’interpretazione dei giudici sulla sua cessazione

Scritto da Family Smile - mercoledì, 7 maggio, 2014

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Nel nostro ordinamento l’obbligo di mantenimento dei figli, non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età, ma perdura finché questi ultimi non abbiano completato gli studi, realizzato le loro aspirazioni, trovato un’occupazione retribuita, ovvero non abbiano raggiunto un accettabile livello di autosufficienza economica. Tale principio è stato sancito, in maniera esplicita, dal legislatore con la legge sull’affido condiviso (54/2006) dove all’articolo 155quinquies viene espressamente previsto che «il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico» che può essere versato direttamente all’avente diritto salvo diversa determinazione del giudice stesso. A riguardo, però, è intervenuta più volte la Cassazione a mettere dei paletti a questa regola generale: è vero che l’obbligo dei genitori di provvedere alle necessità dei figli non cessa automaticamente con il compimento del diciottesimo anno di età, ma non può protrarsi “oltre ogni ragionevole limite”, dovendo cessare qualora “il figlio versi in colpa per non essere stato in grado di rendersi autosufficiente” (Cassazione 4555/2012; 9109/99; 407/2007; 15756/2006). Limiti che si sono man mano sempre più ristretti, con un’oscillazione altalenante. Circa quattro anni fa, infatti, i Supremi giudici, non hanno concesso il diritto all’assegno di mantenimento al figlio maggiorenne che aveva avuto esperienze lavorative anche a tempo determinato (Cassazione 23590/2010), mentre l’anno dopo l’hanno previsto al figlio maggiorenne sposato che però era uno studente universitario non ancora realizzato professionalmente (Cassazione 1830/2011) e hanno continuato su questo filone non ritenendo sufficiente, per interrompere l’obbligo dell’assegno al figlio, l’avere ottenuto, da parte di quest’ultimo, borse di studio per dottorati di ricerca, per la temporaneità e la modestia delle entrate (Cassazione 2171/2012). Principio ribaltato, invece, cinque mesi fa, sempre dai giudici di legittimità (Cassazione 18974/2013), secondo i quali per far venir meno l’obbligo di mantenimento spettante ai genitori, basta anche la sottoscrizione di un contratto di specializzazione, contraddistinto da una preventiva determinazione della durata e in qualche modo retribuito, come ad esempio quello relativo a un “contratto di formazione” previsto durante il periodo di specializzazione dei medici.

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