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No al diritto di visita dei nipoti, se i nonni sono in lite con i genitori dei minori

Scritto da Family Smile - lunedì, 27 aprile, 2015

I nonni non possono frequentare i nipoti, se sono in lite con i genitori dei minori. E’ quanto stabilito dalla Cassazione con la sentenza 8100/2015.

La Cassazione ha affermato il divieto di visita del nipote da parte dei nonni in lite con i genitori del minore, esclusivamente per tutelare l’interesse primario del minore stesso a vivere e crescere nella serenità più completa, preservandolo, così, da una situazione di conflitto che determina in lui solo uno stato ansiogeno. E’ questa la ratio della decisione 8100/2015, che ha respinto il ricorso dei nonni che chiedevano di vedere e stare con il nipote adolescente nonostante il grave conflitto in essere con i suoi genitori. I supremi giudici, infatti, sono giunti a questa affermazione ripercorrendo l’interpretazione delle norme in materia, partendo proprio dall’articolo 1 della legge sull’affido condiviso (legge 54/2006), che ha novellato l’articolo 155 c.c. e che “nel prevedere il diritto dei minori, figli di coniugi separati, di conservare rapporti significativi con gli ascendenti, non attribuisce a essi un autonomo diritto di visita, ma affida al giudice un elemento ulteriore di indagine e di valutazione nella scelta e nell’articolazione di provvedimenti da adottare in tema di affidamento, nella prospettiva di una rafforzata tutela del diritto ad una crescita serena ed equilibrata del minore. In questa prospettiva al giudice è affidato il potere di emettere provvedimenti che tengano conto dell’interesse prevalente del minore e che si prestino alla maggiore flessibilità e modificabilità possibile in relazione alla finalità di attuare la miglior tutela in favore del minore”.

Nel caso di specie, la Cassazione ha ritenuto che la decisione dei giudici di merito fosse corretta poiché non negava il diritto dell’adolescente a intrattenere e conservare significativi rapporti con i propri ascendenti, ma hanno voluto evitare al minore di trovarsi al centro di un conflitto interfamiliare, la cui risoluzione non spetta certamente a quest’ultimo. Anzi tale provvedimento, aggiungono i Supremi giudici, “ha una finalità di tutela del minore preservandolo da una situazione di conflitto che determina nel minore stesso una condizione ansiogena e non corrispondente alle sue esigenze di serenità nella crescita”.

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