"No all'assegno di divorzio se la moglie ha un reddito di oltre mille euro al mese" - Family Smile
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“No all’assegno di divorzio se la moglie ha un reddito di oltre mille euro al mese”

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“No all’assegno di divorzio se la moglie ha un reddito di oltre mille euro al mese”

Silver wedding rings and gavel --- Image by © Vstock LLC/Tetra Images/Corbis

MILANO –  Ora tocca ai tribunali. Dopo che la Cassazione ha stabilito il criterio secondo cui l’assegno divorzile deve essere parametrato all’autosufficienza del coniuge economicamente più debole, e non più al precedente tenore di vita della coppia, sono i giudici del primo e secondo grado a dovere applicare ai casi di divorzio il nuovo orientamento. Fra le prime decisioni in Italia che richiamano la sentenza di Cassazione 11504 del 10 maggio scorso — che ha negato all’americana Lisa Lowenstein l’assegno divorzile dall’ex marito Vittorio Grilli, già ministro nel governo Monti — c’è un’ordinanza firmata dal giudice Giuseppe Buffone, della Nona sezione civile del tribunale di Milano.

Pronunciandosi sul caso di due ex coniugi, entrambi lavoratori e con figli, il giudice ragiona su come debba intendersi in concreto il concetto di “non indipendenza economica dell’ex coniuge richiedente”. E propone due possibili criteri. «Un parametro (non esclusivo) di riferimento — si legge nell’ordinanza milanese — può essere rappresentato dall’ammontare degli introiti che, secondo le leggi dello Stato, consente (ove non superato) a un individuo di accedere al patrocinio a spese dello Stato». Vale a dire, scrive Buffone, «euro 11.528,41 annui ossia circa 1.000 euro mensili». Chi ha entrate superiori, secondo il ragionamento espresso nell’ordinanza, potrebbe non avere titolo all’assegno divorzile dall’ex coniuge.

Il secondo criterio suggerito dal giudice, più flessibile, è di considerare come soglia di autosufficienza «il reddito medio percepito nella zona in cui il richiedente vive e abita». Un principio non dissimile da quello che era alla base delle gabbie salariali, il sistema formalmente abolito nel 1972 che legava le retribuzioni al costo della vita dell’area geografica in cui viveva il lavoratore. Secondo questa seconda impostazione, a parità di altri fattori, un’ex moglie che abita in centro a Roma avrebbe diritto all’assegno divorzile pur percependo un reddito che invece non lo garantirebbe a un’ex moglie della provincia sarda. Svolte queste considerazioni di metodo, e studiato il caso in esame, per nulla semplice, il giudice Buffone nell’ordinanza dello scorso 22 maggio finisce per porre a carico dell’ex marito l’obbligo di versare all’ex moglie un assegno di 450 euro al mese, «oltre rivalutazione monetaria Istat».

Quello che resta dell’ordinanza non è la decisione in sè, ma il (doppio) principio generale che esprime. Per Alberto Figone, docente di Diritto Civile a Genova e direttore scientifico della scuola di formazione legale di Aiaf, «è difficile individuare un singolo criterio per determinare l’autosufficienza. Buffone fa bene a tenere conto, nel decidere, di molti fattori: dal luogo di residenza, all’età, fino alla possibilità del coniuge non lavoratore di trovare un impiego”.

fonte: repubblica.it

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