Nullità del licenziamento per discriminazione
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Nullità del licenziamento per discriminazione se la dipendente comunica di volersi assentare per tentare la fecondazione assistita

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Nullità del licenziamento per discriminazione se la dipendente comunica di volersi assentare per tentare la fecondazione assistita

E’ nullo, perché discriminatorio, il licenziamento di una dipendente che ha comunicato al suo datore di lavoro l’intenzione di assentarsi per un periodo di tempo dal lavoro, per intraprendere il percorso della procreazione medicalmente assistita e tentare di realizzare il sogno di ogni donna di diventare anche mamma. E’ quanto stabilito dalla Cassazione con la sentenza del 7 aprile 2016 n. 6575.

Nullità del licenziamento per discriminazione se la causa è l’intenzione della lavoratrice di assentarsi dal lavoro per intraprendere l’inseminazione artificiale

La Cassazione con la sentenza 6575/2016, aderendo al principio dei giudici della Corte di Giustizia Europea del 28 febbraio 2008, causa C 506/06 che ha considerato discriminatorio il licenziamento intimato alla lavoratrice prima dell’impianto nell’utero degli ovuli fecondati in vitro, qualora sia dimostrato che il recesso costituisce una specifica reazione alla futura maternità della dipendente, ha confermato la nullità del licenziamento già intimato dai giudici di merito, evidenziando che l’annullamento del licenziamento della dipendente che intende sottoporsi ad inseminazione artificiale non costituisce una forma anticipata di tutela per la malattia della lavoratrice, non ancora verificatasi, ma – piuttosto – si configura come la sanzione più appropriata da comminare nei confronti di un atto di natura discriminatoria. Pertanto, tale licenziamento deve considerarsi nullo e la dipendente licenziata per tale ragione, ha diritto alla reintegrazione sul posto di lavoro, oltre al risarcimento del danno in misura pari alle retribuzioni che avrebbe conseguito nel periodo compreso tra il recesso illegittimo e l’effettiva ripresa del servizio.

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