Nullità del matrimonio, marito mammone |Family Smile
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Il matrimonio è nullo se il marito è troppo dipendente dalla mamma e trascura la moglie

Il matrimonio è nullo se il marito è troppo dipendente dalla mamma e trascura la moglie

E’ valido il riconoscimento, nell’ordinamento italiano, dell’efficacia della sentenza di nullità, emessa dal Tribunale ecclesiastico, del matrimonio celebrato in chiesa, a causa del  legame troppo intenso e di dipendenza del marito dalla figura materna, tale da generare problematiche sessuali e comportamenti anaffettivi verso la moglie ignara di questo legame morboso del partner.  Ad affermarlo è la Cassazione con la sentenza 19691 del 18 settembre 2014.

Con la sentenza 19691/2014 la prima sezione della Cassazione, conferma l’efficacia, nel nostro ordinamento, della sentenza di nullità, emessa dal tribunale ecclesiastico, delle nozze concordatarie di una coppia di Mantova perché lui era così legato alla madre da non relazionarsi con la moglie. I giudici della chiesa, infatti, esaminando i due sposi, con test e perizie, erano arrivati alla conclusione che il marito, per via del particolare rapporto con la mamma, aveva sviluppato una “patologia produttiva dell’incapacità ad assumere l’obbligo di quella minima integrazione psico-sessuale che il matrimonio richiede, con la conseguenza di un comportamento anaffettivo e indifferente nei confronti della moglie”. Dopo che la corte d’appello di Brescia, in sede di delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità, ne dichiara l’efficacia nella Repubblica italiana stante la non contrarietà all’ordine pubblico italiano e alle leggi fondamentali dello Stato, la moglie, nel tentativo di non perdere gli alimenti, ricorre in Cassazione sostenendo che il marito era perfettamente al corrente delle “magagne” che lo affliggevano, mentre era lei quella a essere all’oscuro degli effetti negativi del legame dell’uomo con la mamma. Pertanto il matrimonio doveva ritenersi valido e, inoltre, la sentenza non poteva essere delibata perchè “contraria all’ordine pubblico, al principio di buona fede e dell’affidamento”. I Supremi giudici, invece, rigettando il ricorso, hanno evidenziato che, “non esistono ostacoli al riconoscimento nell’ordinamento italiano dell’efficacia della sentenza emessa dal tribunale ecclesiastico di nullità del matrimonio concordatario” perché, come già specificato dai giudici della chiesa, il coniuge “era affetto da incapacità di assumere e adempiere un obbligo matrimoniale essenziale”. Inoltre, la Cassazione ha anche ricordato che “la delibazione della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio concordatario per incapacitas (psichica) assumendi onera coniugalia di uno dei coniugi non trova ostacolo nella diversità di disciplina dell’ordinamento canonico rispetto alle disposizioni del codice civile in tema di invalidità del matrimonio per errore (essenziale) su una qualità personale del consorte e precisamente sulla ritenuta inesistenza in quest’ultimo di malattie (fisiche o psichiche) impeditive della vita coniugale (art. 122, terzo comma, n. 1 cod. Civ.), poiché detta diversità non investe un principio essenziale dell’ordinamento italiano, qualificabile come limite di ordine pubblico”.
In conclusione, quindi, secondo la Suprema corte “non esistono ostacoli” al riconoscimento dell’efficacia della sentenza di nullità di queste nozze emessa dal tribunale ecclesiastico regionale lombardo.

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