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Offendere con un SMS non fa scattare il reato di diffamazione

Scritto da Family Smile - venerdì, 11 luglio, 2014

Il comportamento di chi offende con un sms una persona diversa da quella che lo ha ricevuto, non fa scattare il reato di diffamazione. Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza 22853/2014. Contatta Family Smile al numero 06.3217380 oppure inviando una email a info@familysmile.it, o semplicemente cliccando sulla casella contatti

La quinta sezione penale della Cassazione – chiamata a giudicare una vicenda inerente la condanna, per diffamazione, irrogata nei confronti di una madre a causa di un messaggio inviato al telefonino della figlia contenente offese riguardanti una terza persona – con la sentenza 22853/2014 ha ritenuto fondato il ricorso della madre, annullando così la decisione del Tribunale di Catania, che in sede di appello confermava la sentenza del Giudice di pace e ha rinviato gli atti ad un altro giudice di merito per un nuovo esame.
Secondo i Giudici di legittimità, infatti, “per integrare il delitto di diffamazione occorre non solo l’elemento psicologico consistente nella consapevolezza di pronunciare (o scrivere) frasi lesive della reputazione altrui, ma altresì la volontà che le offese denigratorie siano conosciute da più persone”.
E’ necessario, cioè, “che l’autore comunichi, ad una o più persone, il contenuto lesivo della reputazione altrui, con modalità tali che la “notizia” sia portata sicuramente a conoscenza di terzi, come avverrebbe se l’sms fosse inviato in una chat di gruppo, pubblicato in un social network etc.” Diversamente, precisano i Supremi giudici, l’sms avente carattere denigratorio inviato direttamente al soggetto destinatario dell’offesa, farebbe scattare il reato di ingiuria.

 

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