Pensione di reversibilità: addio alla norma anti-badanti
2801
post-template-default,single,single-post,postid-2801,single-format-standard,qode-listing-1.0.1,qode-social-login-1.0,qode-news-1.0,qode-quick-links-1.0,qode-restaurant-1.0,ajax_fade,page_not_loaded,,side_area_uncovered_from_content,qode-theme-ver-12.0.1,qode-theme-bridge,bridge,wpb-js-composer js-comp-ver-5.4.2,vc_responsive

Pensione di reversibilità: addio alla norma anti-badanti. Parola della Corte costituzionale

Pensione di reversibilità addio alla norma anti badanti

Pensione di reversibilità: addio alla norma anti-badanti. Parola della Corte costituzionale

Da ora in poi, se una giovane donna sposa un uomo anziano, avrà diritto – alla morte di quest’ultimo – all’intera quota della pensione di reversibilità e non invece solo ad una parte. Infatti da qualche giorno, e precisamente dal 14 luglio 2016, con la sentenza n. 174 la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la cosiddetta norma “anti giovani badanti”, norma che consegnava solo il 10% della reversibilità anche a chi avesse sposato una persona di oltre 70 anni e fosse stata più giovane di almeno 20 anni rispetto al pensionato.

Pensione di reversibilità: addio alla norma anti-badanti

Fino al 14 luglio 2016 – giorno in cui i giudici delle leggi con la sentenza n. 174/2016 hanno dichiarato incostituzionale la norma anti-badanti, ossia l’articolo 18, comma 5, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria, convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 15 luglio 2011, n. 111) – vigeva la regola prevista in tale articolo secondo la quale “con effetto sulle pensioni decorrenti dal 1° gennaio 2012 l’aliquota percentuale della pensione a favore dei superstiti di assicurato e pensionato nell’ambito del regime dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme esclusive o sostitutive di detto regime, nonché della gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, è ridotta, nei casi in cui il matrimonio con il dante causa sia stato contratto ad età del medesimo superiori a settanta anni e la differenza di età tra i coniugi sia superiore a venti anni, del 10 per cento in ragione di ogni anno di matrimonio con il dante causa mancante rispetto al numero di 10. Nei casi di frazione di anno la predetta riduzione percentuale è proporzionalmente rideterminata. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano nei casi di presenza di figli di minore età, studenti, ovvero inabili. Resta fermo il regime di cumulabilità disciplinato dall’articolo 1, comma 41, della predetta legge n. 335 del 1995”.

Ora, invece, la Corte costituzionale ha ritenuto che non si può legare, in astratto e a priori, l’importo dell’assegno di reversibilità all’età del coniuge e alla durata della convivenza come invece previsto dal sopra menzionato articolo, in quanto sarebbe “incoerente con il fondamento solidaristico della pensione di reversibilità, che ne determina la finalità previdenziale, presidiata dagli articoli 36 e 38 Costituzione e ancorata dal legislatore a presupposti rigorosi. Una tale irragionevolezza diviene ancora più marcata, se si tiene conto dell’ormai riscontrato allungamento dell’aspettativa di vita”. Inoltre sempre l’articolo in questione contrasterebbe con i principi di uguaglianza previsti dall’articolo 3 della Costituzione.

 

No Comments

Post A Comment