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Responsabilità medica: mancata diagnosi tumorale e danno da perdita di chance

Responsabilità medica: mancata diagnosi tumorale e danno da perdita di chance

E’ responsabile il medico per il danno derivante dalla mancata diagnosi di un “male incurabile”. Ad occuparsi nuovamente della responsabilità medica è la III sezione della Cassazione con la sentenza 11522/2014. Contatta Family Smile per trovare una soluzione al tuo problema. Family Smile è raggiungibile telefonicamente al numero 06.3217380 oppure inviando una email a info@familysmile.it, o semplicemente cliccando sulla casella contatti

La Suprema corte con la sentenza 11522/2014 si è occupata della responsabilità del medico che omette di diagnosticare al paziente un “processo morboso terminale”, il quale abbia causato allo stesso un danno consistente nel dover sopportare le conseguenze del processo morboso e i dolori ad esso connessi, evitabili con un intervento non risolutivo della malattia ma utile al fine di ridurre le sofferenze del paziente nel decorso della stessa.
Da tale decisione emergono due aspetti: da un lato viene contestata la mancata specializzazione del medico che sarebbe stata idonea ad una corretta valutazione di quanto riscontrato dalle analisi.
Dall’altro il ritardo nella identificazione del “male incurabile” viene valutato rispetto alla qualità della vita che il paziente avrebbe potuto avere, se non fosse stato costretto a dover sopportare il decorso doloroso, non trattato e degenerativo della malattia.
Per quanto riguarda il primo aspetto, il caso di specie ha avuto quale protagonista della mancata diagnosi un medico ortopedico, il quale al fine di eseguire un intervento al ginocchio del paziente lo aveva sottoposto ad una serie di esami di routine dai quale era emersa la presenza di una massa tumorale nei polmoni che necessitava di verifica attraverso TAC. L’ortopedico, però, non si preoccupava di proseguire negli accertamenti del caso ed effettuava l’operazione al ginocchio del paziente, il quale pochi mesi dopo è deceduto. Terminato l’intervento al ginocchio, infatti, il medico non si è preoccupato di approfondire o consigliare il paziente rispetto alla patologia tumorale rilevata con le lastre al torace.
In tal senso il rilievo della diversa specializzazione del medico ortopedico, rispetto alla patologia riscontrata, non esime lo stesso dalla necessità di prescrivere al paziente ulteriori approfondimenti in merito, rispetto ad un dovere deontologico del sanitario che non consiste solo nel salvare la vita al paziente, ma anche nell’alleviare il più possibile le sue sofferenze.
Entra in gioco anche in questo caso l’istituto di creazione giurisprudenziale della “perdita di chance“. Esclusa infatti la possibilità di sopravvivenza del paziente, resta tuttavia la perdita di una possibilità che lo stesso avrebbe avuto, per mezzo di un intervento non risolutivo ma paliativo della malattia, di godere nei mesi a seguire di una qualità della vita migliore rispetto a quella che gli si è poi prospettata.
Nel caso di specie, quindi, la Cassazione correttamente individua per il paziente un danno da perdita di chance non rinvenibile nella sopravvivenza o guarigione dalla malattia ma quantomeno in una migliore qualità della vita dello stesso.

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