Stop agli affitti in nero, Legge di stabilità 2016
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Stop agli affitti in nero: dal 2016 l’inquilino potrà farsi restituire dal proprietario le somme maggiori che ha pagato e che non risultano dal contratto registrato

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Stop agli affitti in nero: dal 2016 l’inquilino potrà farsi restituire dal proprietario le somme maggiori che ha pagato e che non risultano dal contratto registrato

Dal 2016 se il prezzo dell’affitto è superiore a quanto risulta dal contratto di locazione registrato, l’ulteriore accordo sarà nullo e l’affittuario potrà farsi restituire dal proprietario, entro sei mesi dalla scadenza del contratto e riconsegna dell’abitazione, le somme pagate in più. È quanto prevede un emendamento alla Legge di Stabilità del 2016, che verrà approvata in questi giorni dalle Camere.

Addio affitti in nero, nel 2016 gli accordi sottobanco tra proprietario e inquilino saranno nulli

La legge di Stabilità 2016 si schiera contro gli affitti in nero, ossia tutti quegli accordi sottobanco tra padrone di casa e affittuario per garantire al primo un introito superiore rispetto a quello registrato dal contratto di locazione. Quindi, dal 2016 questi accordi risulteranno nulli e l’inquilino potrà, entro 6 mesi dalla scadenza del contratto e riconsegna dell’appartamento, farsi restituire dal proprietario le somme pagate in più. Questo emendamento della legge di stabilità contiene una norma che prevede, infatti, due sanzioni: la prima è la nullità di ogni accordo “volto a determinare un importo del canone superiore a quello risultante dal contratto scritto”, mentre la seconda è il diritto dell’inquilino alla restituzione di quanto da lui versato in più rispetto a quanto indicato nel contratto registrato; la richiesta va fatta entro sei mesi dalla riconsegna dell’immobile locato. La stessa norma vale sia per i contratti di affitto a canone libero, che per quelli a canone concordato. L’unico vero problema sarà la prova a carico dell’affittuario, ossia dimostrare di aver dato al padrone di casa la “maggiorazione” sul canone indicato soprattutto se la maggiorazione è stata data in contanti e quindi senza un documento che tracci tale pagamento.

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